EOS IM, anche quest’anno sponsor del Private Equity Monitor

Date January 17 2020
Source MF - Milano Finanza

Le pmi trainano il private equity

 

Secondo il Private Equity Monitor, nell’ultimo biennio l’Italia  si è riportata sopra i livelli pre-crisi. Gli investimenti maggiori si concentrano su prodotti industriali, beni di consumo e alimentare

 

Il private equity continua a macinare deal in Italia, soprattutto nell’ambito del mid market e del segmento delle piccole imprese. Secondo l’ultimo Private Equity Monitor, l’Osservatorio attivo presso la Liuc-Università Cattaneo grazie al contributo di Eos Investment Management, EY, Fondo Italiano di Investimento Sgr, McDermott Will&Emery e Value Italy Sgr, visionato in anteprima da MF-Milano Finanza, nel 2019 le operazioni che hanno coinvolto fondi di private equity sono salite a 222 contro le 175 del 2018, segnando un’accelerazione particolare tra ottobre e dicembre con 76 nuovi investimenti, 22 in più dell’ultimo trimestre dell’anno precedente (54). Si consolida quindi la ripresa avviata ormai da un quinquennio e che vede il biennio 2018-2019 rappresentare «per il private equity non solo il ritorno a un livello di attività paragonabile a quello pre-crisi ma anzi un deciso superamento dello stesso, con volumi di attività sensibilmente superiori rispetto agli anni d’oro 2006/2008», sottolinea l’Osservatorio.
Queste operazioni restano però circoscritte prevalentemente tra le medio e piccole aziende, considerando il continuo calo di operazioni con enterprise value superiore al miliardo. Segno anche del crescente grado di penetrazione del private equity nel sistema imprenditoriale italiano e della maturità del settore. Effettivamente basta scorrere gli archivi per notare subito questo dato.
L’operazione più importante è stata quella su Doc Generici, il gruppo produttore di farmaci generici passato interamente sotto il controllo di Icg e Mérieux Equity Partners. A vendere è stata Cvc Capital Partners per una valutazione di circa 1,1 miliardi di euro. Poco più sotto troviamo l’operazione Forgital, società vicentina specializzata nella produzione di anelli e altri componenti forgiati di grandi dimensioni destinati nel settore aerospaziale, oil&gas ed energia, ceduta a Carlyle dalla famiglia Spezzapria e dal Fondo Italiano d’Investimento sulla base di una valutazione di 950 milioni. Piuttosto importante è stato anche il deal di inizio ottobre di Advent International su Industria Chimica Emiliana, valutata attorno ai 700 milioni. Ma anche l’investimento di Cvc Capital Partners in Multiversity di inizio agosto non è certo stato da poco. Cvc ha comprato il 50% della holding di Danilo Iervolino proprietaria delle università telematiche Pegaso e Mercatorum, che si dice sia stata valutata un miliardo di euro. Come di importanza rilevante è stata l’operazione che ha portato Apollo Global Management ad acquistare il 48,7% di Gamenet (al quale è seguita l’opa) da Trilantic Capital Partners, dalla famiglia Chiarva e da Intralot per 189 milioni. Guardando ancora i dati del Private Equity Monitor, si conferma poi l’elevato interesse e attenzione dedicati dagli investitori internazionali alle imprese italiane con il 50% dei deal (110 sul totale di 222) riconducibile a operatori non domestici, a conferma quindi di una ormai nuovamente consolidata attrattività del nostro sistema industriale.
Da un punto di vista geografico, la Lombardia attrae il 37% degli investimenti, seguita da Emilia Romagna e Veneto, rispettivamente con il 13% e il 12%, mentre a livello settoriale si confermano i prodotti industriali e beni di consumo con il 48% del mercato. Anche se continua ad aumentare l’attenzione dei player per il comparto alimentare (12%), come testimonia l’operazione Italcanditi, e del terziario (11%), nonché una decisa ricomparsa del comparto Ict (8%).
Infine, la composizione. I buy out hanno rappresentato il 75% del mercato, mentre le operazioni di expansion il 19%, incrementando il numero assoluto di operazioni a fronte di un mercato sempre più ampio. Ma sono le operazioni di add-on a registrare un buon livello (21% del mercato), confermando la crescente importanza dei progetti di aggregazione industriale. (riproduzione riservata)

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