MondoInvestor intervista Gianni Galasso, Senior Partner di EOS IM Group, Private Equity Strategy

Date March 31 2022
Source MondoInvestor

“Guardiamo ai campioni italiani che occupano posizioni da leader a livello internazionale. Sostenibilità e innovazione. Sono questi, ormai, i due driver principali che traineranno gli inve­stimenti nei prossimi anni”. Gianni Galasso, Senior Partner, EOS lnvestment Management Group, Private Equity stra­tegy, sottolinea a Mondolnvestor come l’attenzione agli effetti del cambiamento climatico e la componente tecnologica e digitale siano elementi imprescindibili sia delle politiche governative sia della cre­scita del business delle imprese, anche in virtù del fatto che sono gli stessi investitori e consumatori che pretendono dalle aziende strade alternative a quelle  con­suete e ordinarie. E in questa direzione, le competenze e l’approccio imprenditoriale sono due armi fondamentali.

“EOS lnvestment Management Group è nato nel 2014 come gestore specializzato in alternative asset. E da sempre vocato alla sostenibilità, con due strategie d’in­vestimento prevalenti: Mid-Market Private Equity e Clean Energy. Con un focus ini­ziale in green energy e successiva espan­sione al segmento del private equity, EOS IM Group ha l’obiettivo di mobilitare  capi­tale privato nella transizione dell’econo­mia reale verso nuovi e più elevati livelli di sostenibilità, con imprenditorialità e inno­vazione quali fattori abilitanti chiave. Al gigantismo delle masse in gestione prefe­riamo un approccio tailor made e molto specializzato”, spiega Galasso, che poi prosegue: “Siamo una boutique che sta lanciando il quarto fondo: ne abbiamo due di prima generazione e altrettanti di seconda e, complessivamente, gestiamo attivi per oltre 350 milioni di euro. Inoltre, siamo dotati di una struttura molto mana­gerializzata con team d’investimento dedicati alle due strategie e con ampio track record, può contare su un’ampia infrastruttura operativa, avendo interna­lizzato diverse funzioni chiave (sustainabi­lity, finance, operations, risk and contrai). Innanzitutto, nel dettaglio, qual è il vostro target e settore di riferimento? Siamo focalizzati su leader in nicchie caratterizzate da elevata specializzazione, ma allo stesso tempo caratterizzate da interessanti opportunità di crescita dettate dallo sviluppo internazionale, dalla spinta verso una maggiore sostenibilità del busi­ness model e dalla introduzione di ele­menti di innovazione sia nel modello di business che nei processi. Ecco perché guardiamo soprattutto a promettenti aziende italiane che occupano o hanno il potenziale per occupare posizioni da lea­der a livello internazionale: quelle piccole multinazionali che si contraddistinguono per le capacità tecniche e tecnologiche, ma anche e soprattutto per la customiz­zazione delle proprie soluzioni. Non è quindi un caso se i nostri settori di riferi­mento sono proprio quelli di eccellenza delle PMI italiane: Manufacturing specia­lizzato, Servizi al business, Prodotti consu­mer/made in ltaly ed Healthcare.

Cosa vi contraddistingue dagli altri vostri competitor presenti sul mer­cato?
Partendo dal presupposto che, ormai, si fa presto a dire “investire sostenibile”, noi ci differenziamo perché affianchiamo l’azienda e, quindi, l’imprenditore, nel processo di transizione. Per noi la parola chiave è competenze. Anche perché il nostro è un gruppo indipendente avoca­zione imprenditoriale che combina un orientamento alla creazione di valore di matrice industriale, fortemente adatto al tessuto italiano, con un approccio hands on nell’indirizzo e gestione delle società in portafoglio, e un focus particolare sulla transizione dell’economia reale verso i nuovi paradigmi della sostenibilità e dell’economia circolare, con imprenditorialità e innovazione quali fattori abilitanti chiave.

Ci sono altri settori in cui siete attivi, oltre al private equity?
Siamo anche attivi nel segmento delle infrastrutture energetiche. E siamo orgo­gliosi di poterci annoverare tra i precursori in Italia, e tra i primi in Europa, nello svi­luppo, costruzione e gestione di impianti di energia da fonti rinnovabili senza ricorso a incentivi pubblici. Essendo foca­lizzati, in particolare, in ambito greenfield, siamo attori principali della transizione energetica in Italia, contribuendo a raffor­zare la capacità di produrre nuova energia verde, senza drenare risorse pubbliche che possono essere liberate per altri ambiti di intervento a impatto ambien­tale.

Volendo un po’ tirare le fila di quanto successo negli ultimi mesi, qual è secondo voi l’impatto che sta avendo il Covid19 sul private equity? Avete osservato degli effetti rilevanti?
Oltre ad aver comportato danni misura­bili in molti settori, il Covid 19 ha portato a una generale necessità di rafforzare molti processi, in particolare quelli relativi all’area “Health & Safety”. Crediamo tut­tavia che l’effetto più rilevante sia la rivi­sitazione dei business model, spesso acce­lerando e anticipando evoluzioni prece­dentemente raggiunte e ritenute neces­sarie. Basti pensare alle soluzioni “remote” che dal semplice “remote wor­king” ora passano alla “remotizzazione” di interi processi produttivi, piuttosto che le interazioni con la supply chain o la vir­tualizzazione dei processi di interazioni con la clientela, non solo consumer ma anche business.

Il PNRR però può essere una grande chance, no?
È una grande opportunità, ma da solo non basta. Noi vogliamo affiancare l’im­prenditore che ha preso coscienza della trasformazione in atto, accompagnan­dolo in un processo di transizione. Inoltre, anche se la visione internazionale è fon­damentale per leggere i trend in anticipo, non bisogna dimenticare l’importanza della presenza locale. Soprattutto in un mercato, come quello italiano, costituito da tantissime piccole realtà, spesso fami­liari. Per questa ragione, oltre ai nostri uffici internazionali (a Londra e Lussem­burgo), abbiamo affiancato anche la sede di Milano, con dei team fortemente radi­cati sul territorio. Il nostro ruolo di investi­tori e partner dell’impresa certamente facilita nel dare disciplina, finanziaria e tecnica, per cogliere al meglio le opportu­nità offerte dalle misure pubbliche previ­ste nel Piano, con particolare riferimento a quelle legate alla transizione ecologica e alla digitalizzazione.

Guardando al 2022, quali sono secondo voi i settori da tenere sot­t’occhio?
Nel 2022 i settori di interesse non sono cambiati. Tuttavia, si stanno aggiun­gendo, all’interno dei settori target, seg­menti le cui crescite sono spinte o accele­rate dalla ricerca di soluzioni più compa­tibili con un corretto uso delle risorse, dell’energia e soprattutto una riduzione del carbon footprint. Sicuramente, la nostra visuale non è solo settoriale, ma è indirizzata a quelle aziende che meglio di altre hanno o avranno la capacità di evol­vere verso business model caratterizzati da maggiore sostenibilità, circolarità e innovazione e, da ultimo, costruire e man­tenere solidi vantaggi competitivi.

Infine, avete in programma il lancio di nuove soluzioni?
A breve saremo sul mercato per il lancio del secondo fondo di private equity: EOS PE Next Evolution Fund Il, pensato per sostenere le aziende italiane nel processo di transizione. Abbiamo lavorato gli ultimi due anni a preparare il nostro secondo fondo che sarà fortemente orientato a intercettare e valorizzare quelle realtà che, oltre all’obiettivo della crescita dimensio­nale e della internazionalizzazione, con­divideranno con noi l’importanza di ren­dere la propria attività, i modelli di busi­ness, i propri processi aziendali e, in ultima istanza, la propria “cultura aziendale”, più sostenibile e orientata all’innovazione tecnologica. Ormai è indispensabile, fin da subito, concentrarsi su quelli che, a nostro awiso, sono i fattori di successo sui quali si giocherà la partita del futuro: una forte attenzione a elementi ESG, la tra­sformazione digitale e l’accesso a nuove tecnologie come leva di vantaggio com­petitivo, nonché formazione e acquisi­zione di capitale umano in grado di capire e governare queste transizioni. 

Download