Il tessuto non tessuto nella stagione del coronavirus: L’esperienza di Atex, che ha riattivato un vecchio impianto in disuso e assunto personale per fronteggiare il boom di domanda per i suoi dispositivi di protezione

Date December 21 2020
Source la Repubblica

Secondo dati preliminari, l’anno si concluderà con 70,3 milioni di ricavi contro i 55,3 milioni del 2019, mentre in parallelo i dipendenti sono cresciuti da 126 a 150. L’esperienza di Atex conferma che vi sono aziende che hanno continuato a crescere nonostante la congiuntura negativa.Fondata nel 1993, opera nel settore del tessuto non tessuto (’TNT’), ottenuto da polimeri di polipropilene, con prodotti che si applicano dalle costruzioni al medicale, dall’igienico-sanitario all’automotive. Il gruppo è composto da due entità, Atex Spa (sedi produttive a Settala, in provincia di Milano, e Borgo Ticino, Novara) e Atex Inc (Atlanta, Stati Uniti), detenute al 100% da Atex Holding. L’internazionalizzazione si è riflessa anche sui dati delle vendite, che ormai per il 70% riguardano l’estero.

Investitori istituzionali

Dal 2018 la maggioranza del capitale è di un fondo di private equity, Eos Im, che ha spinto per l’investimento su una nuova linea produttiva nello stabilimento di Settala, andata a regime all’inizio del 2020, e sul rafforzamento della struttura organizzativa (i dipendenti sono cresciuti di circa il 50% rispetto al 2017). “Abbiamo attratto manager esterni con esperienze internazionali in ruoli chiave come direttore finanziario, direttore generale e responsabile delle operations”, racconta Gianni Galasso, managing director e head of private equity di Eos IM Group. “La crescita di fatturato, organico e investimenti è stata accompagnata da un significativo apprezzamento delle marginalità operativa che oggi supera il 15%”.

Spinta dall’innovazione

Il ceo di Atex, Max Castellani, sottolinea gli investimenti in ricerca e sviluppo: “Di recente abbiamo brevettato a livello europeo una tecnologia di inserimento di polimeri aromatici e igienizzanti direttamente nelle fibre, attraverso la tecnica dell’incapsulamento. Con la diffusione della pandemia, la domanda di prodotti igienico-sanitari in tnt è aumentata in modo sostenuto”.

Contrasto al coronavirus

Il picco della domanda è stato fronteggiato riammodernando lo stabilimento di Borgo Ticino, fermo da anni per lo spostamento di parte della produzione negli Usa, in modo da produrre una tipologia di tnt destinata principalmente a dispositivi medici di protezione individuale. Alla luce di queste competenze, l’azienda è stata coinvolta nel progetto promosso della Regione Lombardia e dal Politecnico di Milano per creare una filiera italiana specializzata nello sviluppo e produzione di dispositivi di protezione individuale, necessari per il contenimento della diffusione di agenti patogeni e inquinanti. “Da tempo lavoriamo in direzione di un annullamento dei rifiuti, adottando un approccio circolare, capace di riutilizzare i materiali di risulta, una volta che i prodotti giungono a fine vita”, aggiunge Castellani. “Un esempio è la creazione di una linea di rigranulazione degli scarti della produzione di Tnt grazie alla quale il polimero può essere sempre riutilizzato, anche per differenti applicazioni rispetto a quelle di origine”, conclude l’ad.

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